Le raccolte

Le poesie che hanno un titolo non numerato costituiscono l’organismo di una antica raccolta: Ciclotimie. Sono nate dal modo in cui percepisco me stessa, in continua altalena di pensieri ed emozioni, come flussi di coscienza, attraverso i quali talvolta mi sembra di capire qualcosa della vita, del mondo e di me stessa.
A questa prima ispirazione si aggiungono le più organiche Lettere dal ventre, Architetture e La fatica del metallo. Tutte narrano della vita, dei suoi nuclei più profondi, partendo da quelli che a me sono sembrati dei punti di vista validi: l’interno e l’esterno delle cose umane. Nella raccolta La fatica del metallo, guardo alle relazioni, agli accadimenti esterni e interiori – miei e degli altri -, al rapporto con  la parola e l’ispirazione, immaginando come spesso ci si senta spezzati, pur essendo – per nostra natura – di animo “forte”. Infine, Terra disunita: è del tutto un lavoro in farsi, che parte da una suggestione biografica (l’aver lasciato la terra d’origine) e vorrebbe allargarsi a parlare di questa dolorosa esperienza in senso universale, e non solo contingente. Di più non mi sento di dire, perché io stessa devo ancora chiarirmi il come e il dove andrà questa ispirazione.