Poesie dei viandanti: Salvatore Sblando

FERTILE

Forse è l’impaccio di un abbandono
l’impiccio di un proiettarsi all’angolo
lo spogliarci d’ogni noi ad imprigionare
un rovo d’affanni

Come a cavalcare la neve
imbracciamo le labbra della notte
per farne arma e soffocare
ogni minuto di sonno

Hai tolto l’ultimo maglione
quel ch’è fertile ora scalda
il rifugio di una realizzata solitudine
dove il vivere una nudità senza pelle
ed il provenire senza genere
divengono essenza
sopra i morbidi spilli di un bacio

(inedito 2011)


LISBONA, PROBABILMENTE

(Omaggio a S.F.)

Siamo io e te Lisbona
che sia un ballatoio del Bairro Alto
o la vista dell’Estrella dall’aereo

Siamo qui, soli
e non c’è respiro che sappia recitarti

Siano essi quattro giorni
o due secondi dopo l’eterno
noi camminiamo, chi in bilico
sul lastricato di rua Augusta
o chi come te protende la storia
lì dove il sole incide i sapori
con i riflessi delle tue acque

Siamo qui o in qualunque altro posto
non c’è solitudine che possa farci ritrovare

e nemmeno il fitto sferragliare del tram
fra i vicoli pendenti, saprà accompagnarci
nel nulla che oggi si fa tempo

(da “Due granelli nella clessidra”, Ed. LietoColle 2009)

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