Poesie dei viandanti: Prima di tutto questoStefania Crozzoletti

È una nascita la mattina che ha pelle trasparente,
lo specchio riflette bianche le ossa, il cuore
ha fratelli forti e sorelle devote.
I satelliti curvano senza affanno.
In pace, il giovane tutto lavora e non chiede sforzo,
invisibile moto segreto sotto la superficie del lago.

Il nero intorno agli occhi miopi è il fondo di un
pensiero circolare
[doveva essere prima, prima di tutto questo].

Si chiude e non parla, più tardi, l’involucro,
al fumo sputato dalle macchine sotto casa,
dietro le porte del treno abitato da troppe speranze
[i sogni dei più sono pratiche inevase].

Perché fuori è sempre buio, che sia partenza o arrivo.
Dal finestrino sporco, la vedi senza contorni e imperfetta
la vita fuori.

C’è quel vecchio dolore che non è più lama, ma pennello
che tinge a tradimento il giorno, setole dure che graffiano
dove la volontà è molle.

E c’è quel bambino seduto accanto a mazzi di spine,
urla, non smette la follia infante.
Non lo salva l’abbraccio della madre, la preghiera.
Lei non conosce i fantasmi, non cattura il suo male.

Questo viaggio è un infinito urlo asciutto che non ci contiene.

Allora dovremmo piangere tutti, un coro di lacrime,
un diluvio che ci annienti, o che ci disseti, ci salvi finalmente
da queste attese nel deserto, dai diavoli domestici.

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