Poesie dei viandanti: All’ombra dei pixelMaurizio Manzo

I
in quel semi sferico cercarsi del viso
tutti i segni d’iride pervaso di labbra
gli compare tragica e felice la luce
mescolato al mimico disporsi Rolando
Musu trova illogico intravisto inudirsi
s’affloscia sul ruvido storto pavimento
preme e sfrega il timpano a strigliarlo di luce
Che l’assorda subdola negli occhi rivolti.

V
di sterminio logore folate di vento
seppiato rimestano di sterminio il sangue
vivace di mùtoli corpi sconosciuti
gli passa tra il mestolo sott’occhio e di bombe
ascolta la disputa indecisa sbagliata
ecatombe e la stipula gli uni o gli altri sotto
sterrati dall’erpice furia dissennati
spaccati nei vomeri a tratti divorati.

VI
Tempo reale è serico sorriso che mentre
passa labbra screpola che spesso riappare
sommesso al domestico incanto strazia sazia
commuove le viscere e Rolando ripone
il suo pene a pendolo e sfrega l’espressione
di tedio catodico sfrega sfregia aleggia
a riempire d’etica la bocca epocale
sopra tetti cupole e cupi panorami.

XXI
scorre fluido il bechico nei vostri polmoni
salutare farmaco a nuova concezione
nel petto debilito pestato da tosse
convulsa la formula rischiara il costato
respira il ventricolo di Stefano Musu
che batte sul tavolo pigio a tempo immoto
Rolando volubile guarda il padre perso
che vuole il suo danacool a sturare le vene.

XXV
non pelo allo stomaco ma piuma che spuma
intarsia la tonaca mucosa al duodeno
bruciore conico convulso vissuto
riarso d’aspro mastice masticato puro
del sole che cigola c’è solo il ricordo
rovente che lastrica che scalcia con scatto
falcia e sente gracida la gola che ingoia
noia sfianca xantrazol imbianca parietale.

 

 

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