Poesie dei viandanti: – Maria Borio

*

Le parole nascono ora
da una non-misura
e ti sorpassano.
Se credevi a improvvisazioni
torni nella confusione
di quelle che ricordi,
che vorresti immaginare:
ma hai troppi atti severi
e la voce non mi tocca le cose
che ci attraversano.
Con i desideri non si fanno più
desideri, ma bisogni
e quello che ne segue
e si dimentica.

*

Senza un disinvolto piacere
ti accorgi che il corpo
ha un’altra lingua
e che ogni parola
è un inverno teso.
Ciò che cova la magnolia
è lo stormo in attesa
di cibo, e tutta la luce
che in un giorno sorpassa
predatori e prede.
Tu non dirmi “col tempo”,
non ho avuto, non ho dato,
confluenze e scarti
ci hanno pagato ogni incontro.
La tua esperienza e i miei occhi
sono un proiettile nel tempo.

*

Un giorno sotto le mie travi,
la strada oscurata, la luce
filtrata dagli scuri dissestati;
l’economia mi attraversa
le vertebre per una voce
ronzante: è la radio,
nuova radio che lancia
la sua orma, e quella dell’antenna.
Il mondo è tutto, anche nel buio,
ricreato qui,
ci arriva come aria, infiltrato.
Posso sapere
senza guardare, senza coscienza
di partecipare. Nel buio
non c’è neanche un insetto,
lo credo perché il ronzare è mio,
che trasmetto due volte
a me stessa, e sono
strumento del sapere
fra le cose che pulsano dei miei
occhi dilatati, e neanche
a toccarle provano a muoversi,
ma è la luce
che gira al pomeriggio, alta
e serena su un rumore riottoso:
notizie che non riempiono,
ma possono passare
in questa stanza
e dar forma alla casa,
alla radio, alle cose,
alla voce della radio
allungata a te, quella forma
che non si lascia comprendere
con ironia, ma soltanto
per dilatate pupille e buio
ricreato. Così una naturale
intercapedine non può esistere,
se anche quest’eco di silenzio
è fatta dell’eco delle cose
che accadono.

(Almanacco dello Specchio Mondadori 2009)

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