Passo giorni che la parola è acqua, dispersa nei rivoli dell’aria: una pioggia mai presente. E mi colpisce dentro il tuono breve dei pensieri, eppure, sotto l’annuncio di tempesta, resta un mormorio quieto. Come il ruscello più profondo del fiume, e come il fiume, più profondo del mare.
Il silenzio non è dato alla terra.

Vivo di promesse che fa il cielo
raccolgo ogni ansito di me in un covo
in attesa, al tuo ritorno

un dono sarebbe fingere fermezza
all’incrocio dei venti senza il tremito
e questa tenerezza debole
che indebolisce la pelle

Tendimi con te sii forte
finché si spezzerà il legame
più forte – di noi conservi
il sogno della voce

da un capo all’altro, tra le voci morte.